Il progetto THE 3,5% è un invito all’azione che nasce da diverse riflessioni della curatrice Giovanna Maroccolo sul tema dell’Alterità. Questo il manifesto del progetto che vi invitiamo ad approfondire nel sito, dove troverete fonti e informazioni per prenderne parte.


MANIFESTO DEL 3,5%

La biomassa della terra è composta dal 99,7% di piante. Di quello 0,3 % rimanente, composto dalle specie animali, l’animale umano non è che una minima traccia. Le piante, specie dominante, possiedono un DNA molto più lungo e complesso di quello umano in quanto esseri sessili, ovvero legati al loro radicamento fisico al suolo e hanno sviluppato nel corso della storia dell’evoluzione, caratteri, comportamenti e abilità molto più elaborate rispetto a quelli degli animali, che invece basano sulla possibilità di muoversi spostarsi e scappare la loro strategia alla sopravvivenza. 

Sembra che l’uomo, in quanto onnivoro, abbia un posto speciale nel naturale andamento della vita. 

Pensiamo ad una pianta: sono diverse le modalità con le quali sparge i propri semi, ma quasi tutte accomunate dalla necessità che quei semi trovino vita in un suolo quanto più lontano possibile rispetto alle proprie radici, per non sovrapporsi e per assicurarsi le risorse necessarie. 

Una di queste modalità di dispersione viene chiamata endo-zoocoria, ed è qui che entrano in gioco gli animali onnivori e i frugivori. Ci sbagliamo quando diciamo che l’essere umano è inutile in questo pianeta, forse non è indispensabile, ma il suo ruolo ce l’ha. L’uomo, insieme a tutti gli altri animali onnivori, trova il suo posto nel delicato sistema della vita sulla terra ingerendo e depositando lontano i semi contenuti nei succosi e colorati frutti di queste piante e questo è tutto. 

Per arrivare al punto di non ritorno in cui ci troviamo ora abbiamo dovuto spendere diverse energie. Abbiamo creato un fulcro dove non c’era nemmeno un centro, rubato la verticalità agli uccelli, la fame agli animali carnivori, la paura a quelli erbivori, per fare finalmente una cosa tutta nostra, il Capitalismo. E’ così che quella traccia è diventata narratrice principale e insieme protagonista della storia. 

Come potrà una minoranza così piccola e relativamente utile dare vita ad una rappresentazione fedele della realtà? Non può. E infatti lo stiamo vedendo, ogni giorno con sempre più lucidità. Il disegno della piramide con l’omino al vertice non riesce più a mantenerci convinti della validità di questa teoria, che sta mostrando finalmente le enormi falle etiche e logiche che porta con sé. 

Il sistema basato sul depredamento intensivo delle risorse e sul genocidio sistematico delle (altre) specie, ci ha regalato per anni una speranza di benessere, benessere a basso costo, per tutti, da raggiungere ovunque, in qualsiasi momento. Ma era solo una promessa, oltretutto falsa. Oggi non può che essere più chiaro di così. 

C’è davvero bisogno di un cambio radicale di paradigma, nell’ottica di costruire nuovi modelli orizzontali, sociali ed economici, basati sul riconoscimento dell’Altro e su una rinnovata coscienza ecologica (delle dinamiche di relazione tra l’umano e il non umano). Un cambio di paradigma però non è come cambiare le impostazioni del nostro smartphone: Richiede una cosa specifica, la stessa dalla quale il Capitalismo promette di liberarci, ovvero l’accettazione del limite, in fin dei conti, di noi come esseri finiti. 

Non è tutta basata sul superamento dell’umano la promessa di felicità? Ed ecco che torna il mantra dall’eco infinito: non accontentarti, puoi avere di più, puoi essere di più, puoi vivere di più.

Il nostro modello di vita basato sul consumo costante (di cibo, di relazioni, di intrattenimento, di piacere), ci ha lentamente resi sempre più inadatti alla vita su questo pianeta, a tal punto che anche solo una settimana lontani dai nostri confort è abbastanza per mettere a dura prova la nostra salute mentale. 

Ma torniamo al nostro paradigma; diverse ricerche sulla resistenza non violenta e sulla disobbedienza civile fanno emergere un dato interessante: i movimenti le rivoluzioni che hanno portato a dei cambiamenti reali nelle società condividono tutte uno stesso dato, ovvero la percentuale del 3,5% di popolazione civile coinvolta per la loro riuscita. 

Questa è una proposta per una rivoluzione, chi è pronto ci segua!

Molte sono le scelte che possiamo fare senza aspettare che vengano impartite dall’alto e che sono fondamentali per un cambio collettivo di direzione, sabotiamo il sistema gerarchico e facciamo nascere il cambiamento dal basso. Chi vuole fare parte di questo 3,5% è il benvenuto, ma deve essere pronto a condividere le proprie scelte, per rafforzare la percezione di cambiamento anche negli altri, perché questo ruscello diventi un fiume.

Approfittiamo di questa attesa per prepararci, trasformiamola, chiamiamola resistenza, ribelliamoci, coltiviamo i nostri giardini, conosciamo i nostri vicini. Smettiamo di svendere la nostra libertà in cambio di un’abbondanza che serve solo a ostruire la nostra visuale.

Smettiamola di aspettare, iniziamo a vivere lasciando finalmente vivere anche gli altri. 

Gli strumenti che useremo sono manifesti che rappresentano delle linee guida per questo nuovo paradigma, basato su una presa di coscienza della non centralità dell’uomo nel pianeta. Sono manifesti che si oppongono al capitalismo, allo sfruttamento degli animali e delle risorse, ai confini, alla discriminazione.

Se c’è un momento per iniziare una rivoluzione è proprio questo. Le città sono pronte a riempirsi di nuovi contenuti. Un gesto semplice ma che rappresenta una rottura: dalle regole, dai dogmi dello sfruttamento e dell’oppressione, dal mantra.

Possiamo vivere in un altro modo e lo stiamo già facendo!

VUOI SEGUIRE IL PROGETTO SU INSTAGRAM?
Vai alla pagina!