ANIMAL
Patrick Lopez Jaimes
a cura di Giovanna Maroccolo

Novembre 2021 / Febbraio 2022 – Museo MUTEC Puebla, Messico

Inaugura il 19 Novembre 2021 presso il Museo MUTEC di Puebla, ANIMAL, la mostra personale dell’artista messicano Patrick Lopez Jaimes, a cura di Giovanna Maroccolo. La mostra è patrocinata dalla Secretarìa de Cultura e dal Gobierno de Puebla in collaborazione con l’associazione culturale Fusion Art Center.

TESTO CRITICO
Quando parliamo di animali, solitamente intendiamo definire l’altro da noi, ciò che non è umano. Ma qual’è, per noi, il valore delle vite che risiedono al di fuori di questa barricata? Perché è l’esistere in termini umani che ci da il beneficio di sentirci parte di una categoria così esclusiva? Cosa accade a chi rimane fuori? Queste sono solo alcune delle questioni che emergono nel relazionarsi con il lavoro di Jaimes, che attraverso le immagini e le parole riesce a tessere un elaborato quanto scomodo discorso relativo al predominio sistematizzato che la nostra specie impone a tutte le altre.

ANIMAL è una mostra che si interroga su cosa sia lo specismo e da cosa venga alimentato, ponendoci finalmente di fronte allo sguardo senza veli del soggetto del discorso, l’animale.
Le opere di Jaimes sono opere politiche, che si esprimono attraverso la messa in dubbio dello status quo, quel sistema di valori e dogmi che assicura la sopravvivenza della cultura dominante. Sono opere che nascono da un posizionamento morale specifico, l’antispecismo. Termine sconosciuto ai più, rappresenta un’opposizione etica e pratica allo specismo, ovvero quella discriminazione vissuta da singoli individui od intere classi in base alla specie di appartenenza. Se nel razzismo lo stesso meccanismo di esclusione politica e morale si sviluppa a partire dall’etnia di appartenenza e nel sessismo si origina sulla base del genere o del sesso, nello specismo è stabilita attraverso quella classificazione costruita dall’umano, nei secoli, attorno all’idea di specie.

Con ANIMAL, l’artista ci propone un diverso modo di guadare all’animale, non più come corpo-oggetto bensì come individuo, al quale rapportasi attraverso l’intima conoscenza che solo lo sguardo può favorire, indipendente dal contesto fisico e sociale. L’incontro con l’animale, con la sua alterità, ci obbliga oltre i confini della nostra soggettività antropocentrica. 
Attraverso gli elementi che compongono la riflessione dell’artista sul tema dell’oppressione di specie, la mostra accompagna e invita ad una presa di coscienza rispetto la nostra responsabilità collettiva, senza cadere nella critica al singolo ma piuttosto puntando lo sguardo verso un sistema di valori e paradigmi che fa da piedistallo ad una più diversificata strategia di potere basata sul privilegio.

Nel percorso di ricerca dell’artista rispetto all’espressione di questo dominio, un peso importante è dato dal linguaggio. Come nelle rivendicazioni di altri movimenti sociali, uno su tutti il femminismo, anche nelle istanze dell’antispecismo viene riconosciuto il linguaggio comune non solo come lampante espressione ma proprio come strumento per il mantenimento e il rafforzamento delle discriminazioni. 
Jaimes immagina quindi un sovvertimento dei termini classici del sistema produttivo, in favore di un linguaggio che si faccia sincero informatore della realtà oggettiva. Non è difficile leggere tra le opere rimandi teorici alle teorie antispeciste della saggista e attivista femminista Carol J.Adams, in particolare il concetto di “referente assente”, che descrive il camouflage messo in atto dal sistema dominante per celare la morte del soggetto, indispensabile alla produzione dell’oggetto di consumo. 

Un’elemento che rende estremamente provocatorio il lavoro dell’artista, è l’utilizzo di immagini generate in origine per perpetrare la violenza e lo sfruttamento, come il caso dei disegni tecnici delle attrezzature utilizzate nei macelli e vendute direttamente nei siti dei produttori, o le foto delle battute di caccia esposte con orgoglio in rete nei siti di appassionati, fino agli scatti dei satelliti sopra gli stabilimenti di trasformazione dei prodotti di origine animale. Un gesto che nell’era dell’accessibilità dell’immagine potrà sembrare normale, ma che da un punto di vista politico assume un significato e un posizionamento molto chiari. Tutti questi dati messi insieme vanno a comporre, pezzo dopo pezzo, il gigante puzzle delle disastrose conseguenze etiche, sociali ed ambientali della nostra relazione con il non umano. 
Il tema dell’immagine e della sua strumentalizzazione è un’altro punto chiave che mette in stretta relazione rivendicazioni provenienti da lotte all’apparenza diverse, ma che si incontrano nel terreno dell’opposizione ai modelli di sfruttamento intensivo propri del sistema capitalistico, che oltre ad essere patriarcale, coloniale e classista, è radicalmente specista. 

Ma chi è infine l’animale? Forse Animale sono tutti e tutte coloro che non possono accedere al privilegio dell’essere abbastanza umani, abbastanza uomini, abbastanza bianchi, abbastanza abili, abbastanza produttivi. 
ANIMAL è una mostra che ci parla di dominio, controllo e potere attraverso l’osservazione delle nostre relazioni interspecie, e che ci invita ad un’incontro con lo sguardo dell’altro, che da vittima diventa incontestabile soggetto politico.

Giovanna Maroccolo